Lifegate Daily - 3 dicembre 2025 (https://www.lifegate.it/myteseo-app-disabilita-caregiver)
Nella mitologia greca, Teseo riesce a uscire dal labirinto del Minotauro grazie al filo che Arianna gli consegna poco prima di entrare. Quel filo rappresenta la possibilità di non perdersi, di ritrovare la via, di mantenere l’orientamento anche nel percorso più complesso e tortuoso. Per molti caregiver quel labirinto è la quotidianità: visite specialistiche da coordinare, terapie multiple da gestire, esami da monitorare, bivi decisionali che si aprono all’improvviso, possibili vicoli ciechi nell’assistenza al paziente. Ogni giorno comporta l’esigenza di tenere traccia di innumerevoli informazioni, coordinare diversi professionisti, ricordare appuntamenti e scadenze, valutare cambiamenti, prendere decisioni che incidono sulla qualità della vita della persona cara.
MyTeseo nasce proprio per rispondere a questa complessità, offrendo un luogo unico in cui gestire tutte le informazioni legate ai percorsi di cura. Lo fa permettendo al caregiver (spesso donna) di avere sempre una visione chiara del cammino percorso, dei risultati raggiunti e delle opportunità di scelta che si aprono lungo il tragitto, insieme ai professionisti sanitari. Se altri familiari devono subentrare temporaneamente al caregiver, o prendere il suo posto, hanno subito a disposizione tutta la documentazione di cui hanno bisogno, senza investire tempo ed energie per ricostruirla incrociando fonti diverse.
All’origine di MyTeseo c’è l’esperienza diretta e personale di Ivan Brambilla, Ceo della startup. “Il giorno in cui i medici mi comunicarono la disabilità di mio figlio me lo ricordo ancora: da quel giorno sono come entrato in un labirinto, in cui sono ancora oggi”, racconta Brambilla. “Oggi però ne sono serenamente consapevole nel senso che ho traccia del percorso fatto, so sempre a che punto sono e quali sono i nuovi obiettivi che mi sono dato con i professionisti sanitari”.
La svolta nel suo percorso è arrivata quando ha iniziato a registrare in modo sistematico ogni passo del percorso di cura e assistenza del figlio. “Le competenze professionali dei medici non bastano mai da sole, ma si sommano alle competenze esperienziali del caregiver per il raggiungimento di un obiettivo ultimo: il miglioramento della qualità della vita di un paziente e dei suoi familiari, gli unici che conoscono perfettamente come la malattia influenzi il loro benessere e la loro quotidianità”, spiega Brambilla.
MyTeseo raccoglie informazioni e le organizza in un sistema che segue il paziente giorno dopo giorno, creando un profilo completo in cui ogni elemento viene collegato agli altri in maniera coerente e sempre aggiornata. Una funzione centrale è la possibilità di monitorare l’evoluzione dei sintomi e delle terapie nel tempo: annotare un cambiamento, un effetto collaterale, un dubbio emerso dopo una visita permette di costruire uno storico che diventa prezioso.
La trasformazione digitale della sanità è un processo che sta cambiando profondamente il modo in cui viviamo i percorsi di cura e MyTeseo si inserisce proprio in questa evoluzione. Digitalizzare i dati clinici non significa soltanto introdurre nuove tecnologie, ma offrire strumenti di empowerment a chi affronta ogni giorno la complessità dell’assistenza. Rendere le informazioni accessibili, ordinate e fruibili permette, infatti, a persone fragili e caregiver di diventare interlocutori consapevoli e attivi, facilitando un dialogo più efficace con i professionisti. In questo senso, la sanità digitale diventa un bene comune: una risorsa che favorisce equità, continuità e qualità della cura, colmando molte delle lacune presenti nei sistemi tradizionali.
Il valore di questa visione è stato riconosciuto anche a livello nazionale, con MyTeseo selezionata tra le dieci realtà della prima edizione di Human+AI e inserita tra le cento startup del programma Innovation fundamentals di Switch2Product. In occasione della Giornata mondiale della disabilità, MyTeseo ricorda che le soluzioni più efficaci nascono dall’ascolto dei bisogni reali e dall’esperienza quotidiana delle persone. Oggi, quel filo di Arianna che aiuta a orientarsi nel labirinto della cura può essere anche digitale: uno strumento concreto per condividere responsabilità, prendere decisioni informate e costruire percorsi più sostenibili per tutte le persone coinvolte.